Tema 3.1

Dopo aver brevemente descritto il reato di cui all’art. 612 bis, ci si soffermi sul rapporto intercorrente tra esso e quello di cui all’art. 512, con particolare riguardo al principio del “ne bis in idem” di cui all’art. 649 c.p.p.

Nascita, d.l. n. 11/2009 convertito l. 38/2009, poi modificato con d.l. n. 78/2013 convertito l. 94/2013 (con l’elevazione della pena) e infine con d.l. n. 93/2013 convertito l. 119/2013 che ha ridisegnato l’aggravante del secondo comma applicabile ora anche nei confronti del coniuge separato e dell’ex coniuge divorziato nonché nei confronti di persona legata o che è stata legata da rapporti affettivi con la vittima o se il fatto è commesso tramite strumenti informatici e infine ha riformulato procedibilità a querela di parte.

Struttura del reato, inizia con una clausola di riserva che riserva alla norma un ruolo di sussidiarietà; condotta, basata sulle minacce o sulle molestie reiterate, che fa collocare il reato nella categoria di quelli abituali; eventi del reato, stato di ansia o di legittima paura che portano a cambiare le abitudini di vita per il fondato pericolo per l’incolumità propria o di congiunti o di perone legate affettivamente alla vittima.

Problemi di determinatezza, per quanto concerne le condotte, esse sono tipizzate dalle figure di cui agli articoli 612 e 660 del c.p. e sono quindi ben riscontrabili; anche per quanto riguarda gli eventi, essi sono ben valutabili in relazione sia alle caratteristiche dell’autore e della vittima sia rispetto alla capacità oggettiva dei comportamenti a cagionarli.

Rapporto con la fattispecie di cui all’art. 572 c.p., il problema si pone dopo la riforma dell’aggravante di cui al secondo comma in quanto, non potendo operare la clausola di riserva essendo ora punito più gravemente il reato in commento rispetto all’altro, si pone l’alternativa tra assorbimento di quest’ultimo o di concorso formale; la prima soluzione secondo alcuni sarebbe preclusa dalla univoca posizione della giurisprudenza che ritiene l’assorbimento possibile solo in presenza di rapporto di specialità tra le fattispecie, cosa che non è riscontrabile in questo caso.In base al dettato dell’art. 649 c.p.p., a prescindere dalla configurazione del rapporto tra art. 612 bis e 572 c.p., la sentenza definitiva sull’unico fatto di vita preclude la possibilità di nuovo procedimento penale per il medesimo fatto anche se diversamente rubricato.