Tema 4.2

Si descriva il reato di favoreggiamento personale nelle sue componenti e i rapporti tra esso e altri reati contro l’amministrazione della giustizia; in particolare si analizzi il favoreggiamento del difensore distinguendo tra comportamenti leciti, giustificati e delittuosi.

Favoreggiamento all’interno del capo relativo ai delitti contro l’attività giudiziaria, spicca il favoreggiamento nelle due fattispecie del reale e del personale, consiste nel fatto di frapporre ostacolo alle investigazioni dell’autorità volte alla ricerca dell’indagato per un delitto.

La norma in commento non sembra un modello in fatto di tassatività in quanto esprime concetti alquanto generici in relazione all’oggetto che vuol proteggere; ci si riferisce ai concetti di investigazione e ricerca che non esprimono in senso tassativo il preciso provvedimento che viene ostacolato dal comportamento favoreggiante; a tal proposito si può affermare che, essendo tutelato da altre norme il bene della sana formazione delle prove prima e durante il processo, questa fattispecie si pone a difesa delle esigenze cautelari del procedimento penale, vale a dire dell’esecuzione di quei provvedimenti restrittivi della libertà personale irrogabili nella fase delle indagini preliminari alla presenza dei presupposti del pericolo di fuga, di reiterazione del reato o di inquinamento di prove se vi è un forte fumus sulla responsabilità dell’indagato.

Il fatto che il favoreggiato sia indagato per un delitto è presupposto della fattispecie che deve rientrare nella rappresentazione dell’autore del reato; per tanto in caso di ignoranza su tale punto o di errore sul fatto che si tratti di fattispecie penale, non sarà riscontrabile l’elemento soggettivo, in caso di mero dubbio sul punto, sarà ipotizzabile il dolo eventuale.

La condotta è di quelle così dette a forma libera potendo consistere in ogni comportamento che in concreto consista in un aiuto a sottrarsi alle ricerche o a eluderle, si tratta di un reato di pericolo e, vista la forma libera della condotta che mal si attaglia al pericolo presunto, si deve affermare che trattasi di pericolo concreto; ciò significa che non basta che la condotta sia volta ad ostacolare le ricerche dell’autorità, ma è necessario riscontrare che abbia le caratteristiche in concreto di fuorviarle. Trattandosi di reato di pericolo in concreto, se non si giunge al riscontro delle condizioni sopra descritte, non si è in presenza del reato. Il favoreggiamento non si concretizza in capo a colui il quale abbia concorso nel reato commesso dal suo beneficiario per l’ovvia ragione che la sua attività protegge in tal modo anche se stesso.

Presupposto è che il favoreggiato sia indagato per un delitto, ciò deve essere oggetto di rappresentazione, senza vi è errore, anche se esso cade sull’ignoranza della rilevanza del fatto.

Rapporti con altre figure: può rivelarsi in un’unica azione (mediante omissione di referto, falsa informazione a p.m., autocalunnia) e con una serie di comportamenti reiterati (assieme quelli descritti o più episodi uguali); la dottrina tende a far prevalere il ne bis in idem o con la specialità reciproca per coincidenza tra fattispecie ed elemento particolare o per via del principio valoristico della consunzione; in generale può affermarsi come le figure che tutelano la possibilità di iniziare le indagini si ritengano assorbite nel favoreggiamento, non così quelle che proteggono la buona formazione della prova; per ciò che riguarda la reiterazione di comportamenti, il favoreggiamento si atteggia sia con una struttura di reato abituale improprio che con una di reato eventualmente permanente.

Rapporto con la falsa testimonianza premesso che occorre distinguere il caso di condotte ripetute (al p.m. e al giudice) da quello dell’unica condotta (abbastanza difficile da immaginare in quanto dovrebbe essere sentito per la prima volta in sede di dibattimento), per il primo caso si pone alternativa tra concorso materiale mitigato dalla continuazione e assorbimento e solo per il secondo tra concorso apparente e formale; il primo caso è risolvibile nel senso dell’assorbimento solo in relazione alle teorie valoristiche della consunzione o della sussidiarietà o del ne bis in idem; il secondo può avere una risoluzione di assorbimento in relazione anche alla teoria della specialità reciproca per coincidenza tra fattispecie ed elemento costitutivo; la giurisprudenza opta per il concorso di reati solo qualche sentenza a favore dell’assorbimento in presenza di una sola azione; io ritengo che da un punto di vista del di valore non c’è identità in quanto la tutela della funzione cautelare solo in un caso può riguardare anche quello della prova.

Attività del difensore, sembra coincidere con la fattispecie di reato e quindi non punibile in forza dell’art. 51 c.p.; necessità di distinguere comportamenti non rientranti nella fattispecie da quelli rientranti ed eventualmente scriminati.

Comportamenti consistenti in consigli, sono prestazioni che rientrano nell’esercizio della funzione difensoria, suggerimenti, consulenze, comunicazioni; sono tutti leciti anche quello di far sparire una prova o darsi alla latitanza in quanto non possono essere considerati aiuti.

Informazioni aventi contenuto giuridico, lecite se ottenute lecitamente o casualmente, favoreggiamento se carpite illecitamente e non giustificabili ex art. 51 c.p.; addirittura c’è obbligo deontologico di informazione che è coperto da adempimento al dovere ex art. 40 codice deontologico forense.

Comportamenti materiali che aiutano l’assistito, rientrano nel reato e non sono scriminabili.