Tema 4.5

Dopo aver operato una distinzione tra reati propri e reati di mano propria, ci si soffermi sulle fattispecie di esercizio arbitrario con riguardo alla loro configurabilità in concorso nel caso l’azione violenta sia compita da soggetto diverso dal preteso titolare del diritto.

Reati propri e di mano propria, nei primi occorre la qualifica dell’intraneo ma è possibile che la condotta in concorso sia eseguita dall’extraneus sotto il controllo dell’intraneo, quelli di mano propria richiedono che la condotta sia eseguita dal soggetto specifico in quanto solo in tal caso si soddisfa quel disvalore, collocazione o dal dato testuale o da quello interpretativo del bene tutelato.

Esercizio arbitrario, origine nel codice Zanardelli con struttura simile a quella attuale ma con diminuzione se si provava l’esistenza del diritto; attuale tendenza della giurisprudenza a vederne una ipotesi attenuata di violenza e danneggiamento dalla circostanza della tutela del diritto.

Errore sulla rilevanza giuridica o sulla possibilità di agire, considerato di diritto e fa scattare le ipotesi di violenza e danneggiamento (ex: obbligazione naturale, debito prescritto).

Natura di reato di mano propria, dalla locuzione “da se’ medesimo”, nel caso di violenza esercitata da terzi per conto del titolare scatta la estorsione; la offesa al monopolio della giustizia non perde vigore se realizzata da un terzo per conto del titolare ed è dubbia la collocazione delle due fattispecie nella categoria dei reati di mano propria.

Critica, vista la specialità degli esercizi, dovrebbero riespandersi le norme generali di danneggiamento e violenza, inoltre la direzione della violenza è incompatibile con l’estorsione.