Tema 6.2

Premessa una descrizione del titolo VI bis del libro secondo del c.p., ci si soffermi sulla fattispecie di disastro ambientale, con particolare riguardo al rapporto tra esso e la figura di cui all’art. 434 del c.p.

Art. 1 l. n. 68/2015, immette il titolo VI bis all’interno del libro II del c.p. dedicato ai delitti contro l’ambiente, proprio all’indomani della sentenza della Suprema Corte sulla tragedia Evernit.

Struttura, sono presenti due fattispecie di disvalore crescente di danno all’ambiente, l’inquinamento, art. 452 bis e il disastro, art. 452 quater, affiancate dalle corrispondenti fattispecie colpose, art. 452 quinquies, centrali nell’economia dell’oggettività; ad esse si aggiungono le specifiche figure dedicate al traffico e abbandono di materiali radioattivi, art. 452 sexies, all’ostacolo al controllo per la sicurezza ambientale, art. 452 septies, alla circostanza che un’associazione a delinquere semplice o di stampo mafioso sia dedita ai delitti previsti dal titolo, alla tutela penale delle norme che proteggono l’ambiente in caso di commissione di reato volto alla loro violazione con la previsione di un’aggravante, art. 452 novies ed infine alla previsione di una speciale fattispecie di pentimento operoso, art. 452 decies.

Disastro ambientale, struttura, reato con evento naturalistico del disastro che deve essere cagionato in modo abusivo e per essere tale deve rivestire una delle tre seguenti caratteristiche: alterazione irreversibile dell’ecosistema o reversibile con pesanti oneri economici e tramite provvedimenti eccezionali, l’offesa alla pubblica incolumità; conetto di irreversibilità, inteso come inidoneità dell’ecosistema di riequilibrarsi da solo; la norma è criticabile in relazione al principio di determinatezza e inoltre risulta estremamente labile il confine rispetto all’inquinamento di cui all’art. 452 bis; modalità descritte dal n. 3, si rifà ad un criterio diverso da quello dimensionale scelto per i precedenti numeri minando la coesione logica della fattispecie, anche in considerazione della considerazione che sembra impossibile per l’immanità del disastro che nei primi due numeri non vi sia offesa all’incolumità pubblica; si pone rispetto a tale modalità il problema del rapporto con l’art. 434: nella norma in commento la offesa alla incolumità deve derivare da condotte che incidono sull’ambiente, pur se non connotate dei caratteri dimensionali dei primi due numeri; la fattispecie in commento sarebbe speciale rispetto a quella dell’art. 434 che si applica ad ogni disastro con pericolo per la pubblica incolumità diverso da quello ambientale; l’accezione di ambiente va considerata in senso lato e comprensiva di quello umano e culturale; l’abusività è riscontrabile in ogni violazione di norme a tutela dell’ambiente; la clausola di riserva a favore dell’art. 434, certamente strutturata in modo farraginoso, probabilmente vuole affermare la non abrogazione dell’art. 434 che continua ad applicarsi ai processi in corso e ai fatti risalenti a prima dell’emanazione del titolo; non può ceto ravvisarsi una sorta di sussidiarietà della norma in commento riguardo alla fattispecie di cui al numero 3 del primo comma nei confronti del disastro innominato, vigendo tra essi, come prima detto, un rapporto di specialità.