Trattazione per la preparazione al concorso in magistratura sui principi generali del diritto penale.

Principi generali del diritto penale. Preparazione al concorso in magistratura.

1. Introduzione al diritto penale, principi generali

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2. Limiti costituzionali all’uso del diritto penale

Rilevanza costituzionale del bene protetto

Si ricava dalla considerazione che la sanzione penale tocca beni di rilevanza costituzionale e quindi può essere irrogata solo per tutelare beni di uguale rilevanza; difficoltà a stabilire quali siano i beni di rilevanza costituzionale implicita.

Principio di offensività

Il legislatore deve costruire le fattispecie incriminatrici in modo che il bene protetto sia messo almeno in pericolo; reati a pericolo presunto, possibilità per il giudice di applicare l’articolo 49 secondo comma del codice penale per rilevare l’insussistenza del reato allorché la condotta in concreto, pur essendo conforme alla fattispecie astratta, non è idonea a porre in pericolo il bene protetto.

Principio di colpevolezza

Divieto di prevedere fattispecie imputate sul solo nesso di causalità tra condotta ed evento, responsabilità oggettiva; referente costituzionale articolo 27 primo e terzo comma della Costituzione; principio non riconosciuto dal legislatore del codice penale che all’articolo 42 ammette esplicitamente la possibilità di imputare sul nesso di causalità la responsabilità penale; la dottrina e la giurisprudenza reinterpretano i casi di responsabilità oggettiva come misto di dolo e colpa.

3. Principio di legalità e suoi corollari

La riserva di legge, nozione

Il diritto penale può essere regolato solo dalla fonte primaria; referenti articolo 25 della Costituzione, l’articolo 1 del codice penale; problematiche: le norme penali in bianco (articolo 650 del codice penale), gli elementi normativi regolati da fonte secondaria, da norma comunitaria, la legge regionale; l’impatto indiretto della consuetudine nei reati contro il buon costume.

La tassatività, nozione

La norma penale deve essere espressa in maniera precisa e determinata in modo tale da non lasciare spazio ad alcuna opinabilità; referente normativo l’articolo 1 del codice penale con la parola “espressamente”; il divieto di analogia in materia penale, previsto dall’articolo 14 delle disposizioni di attuazione della legge, completa tale principio.

La irretroattività in malam partem e la retroattività in bonam partem

Il divieto di retroattività in malam partem, referente normativo l’articolo 25 della Costituzione e l’articolo 2 primo comma del codice penale; funzione di garanzia per il cittadino che in tal modo ha la possibilità di sapere in qualunque momento cosa gli è consentito fare senza incorrere in sanzioni penali.

La retroattività in bonam partem, articolo 2 secondo, terzo, quarto comma rispettivamente: in favor libertatis nel caso di abrogatio criminis, in favor rei con conversione della pena detentiva in pena pecuniaria, con applicazione retroattiva della legge successiva più favorevole.

Modifiche mediate

Conseguenze in relazione al possibile fenomeno di abrogatio criminis, mutamento dell’elemento normativo della fattispecie, abrogazione del reato presupposto rispetto a quello incriminato (abrogazione del reato rispetto al quale è avvenuta la calunnia), cambiamento della norma etica dei reati contro il buon costume.

Decreti legge non convertiti

Dichiarazione di illegittimità costituzionale dell’ultimo comma dell’articolo 2 incompatibile con la disciplina costituzionale che prevede la decadenza retroattiva del decreto legge non ratificato; ai fatti commessi sotto la vigenza del decreto legge decaduto si applica la norma contenuta nel decreto se è più favorevole.

Pronunce della Corte Costituzionale

In materia penale si applicano retroattivamente dando vita ad un effetto uguale a quello della abrogatio criminis; anche in questo caso, se si riespande una norma abrogata da quella dichiarata incostituzionale più sfavorevole, al reo si continua ad applicare la norma dichiarata incostituzionale.

Riferimenti utili:


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